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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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martedì, 20 maggio 2008
 

Forze Centrifughe


31 dicembre 1999, Napoli, Quartiere Pendino

- E jammo bello, Giua’, ma quanno ‘a appicce ‘sta canna, che a tiene ‘nmano a nu quarto d’ora e nuje te stamme aspettanno comm’a tre baccalà.
- E ja’ Giuà, che cca ‘n’atu poco sparane ‘e botte.
- No, guagliù, nun facite ‘e scieme, m’e succieso ‘na cosa mentre stevo squaglianno ‘a stecca ‘e fummo…
- Matté, Marchetié, chisto nun sta bbuono!
- Tenevo annanze all'uocchie ‘a fiamma d'accendino, quanno all'intrasatto aggio visto ‘o fuoco…, aggio visto fuoco ‘a tutte parte, ‘a munnezza appicciate mmiezz’a via, ‘e baracche d’e zingare, ‘e case noste, fuoco a tutte parte e nuje comm’allaneme d’o Priatorio mmizz’e lampe. N’omme ca se regne ‘e benzina e appiccia 'o micciariello mmiezz’a via pecché vo’ a fatica e nun ‘a trova. ‘Na campagna chiena ‘e bidune e tutta abbruciata. ‘O Vesuvio ca vuttave lampe ‘e fuoco e nuje a sotta ca fujevano mmiezzo a ‘nu fummo nire nire…
- ‘A faccia d’o cazzo, me staje facenno fa fa sotto d’a paura.
- Guagliù, sentite a ‘mme, fuimmecenne, jammuncemme ‘a n’ata parte primma ca se fa troppo tarde.

(dall’Apocalisse secondo Giovanni ‘e coppa ‘e quartiere)


20 Maggio 2008, Napoli Centro

Domani Consiglio dei Ministri Berlusconidi a Piazza del Plebiscito, il centro nevralgico di feste farina e forche borboniche e postunitarie; tra il tempio di San Francesco di Paola e il potere sovrano del Palazzo Reale; alle spalle la musica sacra e profana del Regio Teatro di San Carlo; giù in fondo, il mare.

Brigam Espanha e Holanda /   Pelos direitos do mar / Brigam Espanha e Holanda / Por que não sabem que o mar / Por que não sabem que o mar / Por que não sabem que o mar / É de quem sabe amar

Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II di Savoia convidados de piedra in attesa di Frattini Maroni Alfano Tremonti La Russa Scajola Gelmini Zaia Prestigiacomo Matteoli Sacconi Bondi Bossi Calderoli Rotondi Ronchi Carfagna Fitto Meloni Vito Letta e Brunetta.
Deh!

Chi pe la cimma e chi,  / Michelemmà, Michelemmà, / Chi pe la cimma e chi,  / Michelemmà, Michelemmà, / pe’ lo streppone, / pe’ lo streppone.


Partenopé '92

vergine svirginata,
passata e repassata,
stracciata, spurcata,
‘nsuzzuta e ‘nzvata,
vutata e arruvutata,
‘gnaccata, cacata,
smerdiata, slabbrata,
afferrata e spertusata
...pe’ tutte li late

passata e repassata
da ‘na mano a ‘n’ata,
spaccata e attaccata
‘na vota e ‘n’ata vota

e gira e gira rota,
va truvanno mo chi e’ stato
c’a cugliuto bbuon’ o tiro,
chillu fatte e’ niro niro
niro niro comm’a cche

e allisciame ‘stu bebé,
piglialo mmocca
e piglialo ‘nganno,
crisce sta canna
e ‘nfizzala ‘nculo
ca po vene ‘a pule
e se fa ‘nu giro pur’essa

e arape ‘sta fessa
ca s’arrape ‘stu cazzo,
e 'a capa do pazzo
va truvanno mo’ che fa

pesce fritto e baccala’,
chiagne e ride Michelemma’
mentre l’onna vene e va’,
ride, ride e rido je pure
ca me fotte ‘e paura
ca dimane ‘stu mare
cu li pisce s’arretire

e ‘o cielo se fa scuro
e se fa triste l’aria,

‘nserrate, fenestrella
‘e Marechiaro,
ca Nanninella e’ morta
e moro je pure!

chiagne ‘o pate d’e criature
e ‘na vergine sverginata
mo che ‘o mare l’ha lassata;
chiagne ‘a figlia
e chiagne ‘o frate;
chiagnene ‘e mamme
e chiagnene ‘e pate;
mentre ‘o mare s’arretire
e se fa triste l’aria
e 'o cielo se fa scura

ma sott’a luna
e Marechiaro
e lacreme regnene
‘natu mare
e affonnano ‘e piscature
int’a chest’acqua sporca,
‘mmiezz’a chest’aria scura.

‘Ncopp’a ‘na barca sulitaria
puorteme viento luntane,
luntane ‘a Napule, luntane a te.

...

Vesuvio, l’Etna chiama, rispondi forte
da Palermo a Milano diffondi morte
‘ncopp’a chest’aria scura,
‘ncopp’a chest’acqua sporca,
ca si ‘o scarpone affonna,
a te, che te ne ‘mporta?

........................
.................

.........
......

..
.

 


 

postato da aitan | 16:54 | Permalink | commenti (10)





venerdì, 16 maggio 2008
 

Muito Romântico
ventitreesimo frammento

si era all’ombra dei salici, o forse erano eucalipti, e passeggiavamo mano nella mano che nell’aria pareva ci fosse tutta una musica, anche se eravamo in silenzio fino a quando tu non pensasti alle onde che si frangevano sulla scogliera e scendemmo verso il mare per baciarci al vento coi piedi immersi nell’acqua e i gabbiani a svolazzare intorno come colombi in amore: ci seguivano ciondolanti e giocondi tra i negozi del centro storico, le bancarelle, l’ultimo piano della torre e le pareti della nostra casa dove tornammo soli e teneramente avvinghiati: io sul davanzale, tu accoccolata accanto a me con la testa tra le mie cosce e i tuoi capelli tra le mie mani: mi facevi un pompino e io sollevavo il ventre dal marmo freddo sull’onda dei movimenti delle tue labbra sapienti: balzando come un gatto ero sceso dalla finestra e ti stavo prendendo da dietro: da un momento all’altro, come una mannaia caduta dal cielo, mi rintronò la maledetta sveglia: e mi svegliai:

intorno a noi bruciavano gli zingari ed era venerdì

postato da aitan | 07:18 | Permalink | commenti (52)





martedì, 13 maggio 2008
 

keywords

È dall’inizio di quest’anno che sto giocando con le parole chiave che in modo più meno inopinato e casuale portano alcuni sfortunati navigatori sulle pagine di questo blog. Il gioco consiste nel riorganizzare alcune delle 25 parole più gettonate in un determinato giorno in un testo che abbia una vaga forma poetica (intendendo per poetica l’abitudine ad andare ostinatamente a capo prima che si esaurisca lo spazio lineare del rigo).
Di seguito, trascrivo quelli che a mio insindacabile e monocratico giudizio sono i migliori risultati di questi primi 5 mesi.

keywords 310108
dal
giovane
mio
corpo
partono
immagini
intriganti:
gambe
aperte
e
chiuse
che
digrignavano
smorfiose

keywords 110208
morena,
sniffando 
un
cazzo
ebano, 
fece 
ipotesi
di
pura
fantasia

keywords 070308
aitan
vuole 
mangiarsi 
terra 
come
acqua 

fare 
movimento

keywords 170308
contaminazione:
fiche
fresche
e
belle
intellettuali:
volti
diversi,
sguardi
uguali

keywords 110408
cazzo
bitonale
ridotto
come
una
bocca
chiusa
non
facendolo
più
giocare

keywords 120508
a
pomigliano
gatto
nero
dentro
rifiuti
tossici;
penso
di
vincere
la
paura,
scrivo:
neviano
afroamericano
fa
un
pompino
jazz

Se volete provare a cimentarvi, basta consultare il programma di statistiche di un determinato sito (nel caso di questo blog, uso motigo webstats). Troverete le parole più cliccate nei motori di ricerca nella sezione how do visitors come to my site o similaria. A questo punto, non vi resterà che prendere nota delle parole che vi sembreranno più significative e comporre i vostri versi.

Questa, per esempio, era la lista di ieri che ha ispirato keywords 120508.

parole chiave nelle statistiche web del 12 maggio

Naturalmente, non è una cosa seria; ergo, potrebbe diventare un'altra effimera moda di questa trastullante blogosfera, un modo per trascorrere il tempo mentre il mondo va a rotoli e noi ci affacciamo ai monitor in attesa che succeda qualche altra cosa.


P.s. Suppongo che sia balzata agli occhi anche a voi la netta preponderanza di argomenti legati alla sfera sessuale. Propendo a pensare che ciò possa dipendere dal fatto che le parole del sesso sono le più ricercate fuori e dentro la rete. Ma non escludo che possa trattarsi del fatto che che io sono un vecchio porco.

 

postato da aitan | 16:45 | Permalink | commenti (56)





venerdì, 09 maggio 2008
 

On the clouds it never rains, on the clouds it's always sunny

Come ogni giorno, Angelo il pittore intinse i suoi pennelli nella sua tavolozza che conteneva ogni sfumatura di bianco e di grigio e qualche tenue traccia di giallo e di rosa. Come ogni giorno si trovava al cospetto di un immenso sfondo azzurro da ravvivare, e come ogni giorno si mise sorridente a lavoro. Sempre lo stesso, ma ogni giorno diverso.
Questa volta, aveva deciso di dipingere piccoli sbuffi bianchi cui avrebbe dato corpo aggiungendo lungo i morbidi contorni leggere pennellate di grigio. Ricordava altre nuvole di un giorno bello e splendente come quello di oggi, e sperava che i raggi illuminassero la sua opera come fece allora, prima che giungesse l’annaffiatore a rovinargli il suo capolavoro sotto cascate di acque scroscianti.
Sospeso in aria da forza estranea al mondo degli uomini, cominciò a delineare i contorni del primo batuffolo e, via via, quelli del secondo, del terzo e del quarto. A metà dell’opera si allontanò per vedere l’effetto di insieme e prefigurarsi il finale. Poi abbozzò altri, molti altri sprazzi e, rapsodicamente, in modo sempre più convulso e ispirato, aggiungeva grigi, mischiava le tinte, dava corpo alla sua immaginazione.
Nel bel mezzo dell’opera gli venne da pensare a certi suoi colleghi che avevano cominciato a pitturare a spruzzo usando orribili tinte sintetiche, rulli e compressori, e si disse compiaciuto che con tutte queste moderne diavolerie lui non ci avrebbe mai avuto a che fare, e loro, mai e poi mai, avrebbero potuto raggiungere con quelle assurde scorciatoie il tratto puro delle sue nuvole. Stavano rovinando un’arte millenaria solo per affrettare i tempi, e nella fretta avevano perso la mano e si erano fatti prendere dall’ansia di rinnovare tecniche e paradigmi. Lui invece no, non avrebbe mai cambiato i suoi pennelli di setola e legno per una garrula pistola a spruzzo. Non avrebbe mai e poi mai perso il contatto diretto con la materia: la spinta della mano sullo sfondo ora più resistente ora più morbido e leggero, e i suoi gesti ora lenti ora riflessivi veloci rapidi e guizzanti.

Mentre era immerso in questi pensieri, arrivò Serafino l’annaffiatore tutto preso dal compito di ripulire lo sfondo azzurro, perché fosse pronto per la prossima rifinitura. Il Signore si compiaceva di assistere ogni giorno ad uno spettacolo diverso.
Angelo gli chiese cortesemente di poter terminare il suo lavoro. Serafino si sedette in un angolo e aspettò senza prestare alcuna attenzione all’opera del collega pittore. Ne aveva viste tante di quelle nuvole sempre uguali e sempre diverse da aver perso ogni interesse. Solo la cooperativa dei tintori dell’arcobaleno aveva ridestato qualche volta la sua attenzione.
A lavoro ultimato, Angelo si allontanò senza salutare: restava sempre un po’ indispettito di fronte a tanta indifferenza, e oggi era più irritato del solito, perché quelle nuvole gli erano venute proprio bene e chissà che bell’effetto avrebbero fatto, viste da lontano, illuminate e trafitte dal sole.

Appena si allontanò, Serafino si alzò, prese il suo annaffiatoio e ripulì con grandi scrosci e piccoli schizzi d’acqua le tracce di bianco, grigio e turchese lasciate dal buon Angelo. Come sempre, man mano che Serafino svolgeva il suo compito sorridendo e balzando da un capo all’altro, sulla terra cominciava a piovere e le nuvole sparivano dal cielo come per incantamento.

[Soundtrack:
- Duke Ellington, Under a Turquoise Cloud, 1947
- Domenico Modugno, Cosa sono le nuvole, 1967]
 

postato da aitan | 17:07 | Permalink | commenti (42)





lunedì, 05 maggio 2008
 

a mare d’inverno (pazza idea)

Tu vuoi bei vestiti
da mettere e levare
accanto a un camino
che illumini il tuo amore
E vuoi una nuova casa
su cui volino i gabbiani
lontano dai caimani
lontano dagli umani
Tu vuoi una barca a mare
e poi, poi vuoi il mare
con spiagge, ombrelloni
sole sale luna e amore
Lo vuoi e punti i piedi
non ti smuovi
e ti siedi
aspettando
che presto
anche questo
s’avveri
al cospetto
degli occhi tuoi
sinceri
a dispetto
di ciò
ch’io sono
e tu eri
Io sbavo
striscio
e arranco
pensando,
(all’ombra
dei tuoi piedi)
che se tutte queste cose,
non escludendo il mare,
io ti potessi dare,
allor potrei restare
vicino a te a remare
Ma io non lo so dire
quello che posso dare
finché non mi ci metto
e lo comincio a fare,
perciò per cui la quale
mi sento di salpare
tra le onde del mare
mare mare,
qui non viene mai nessuno
a farci compagnia
Alberghi chiusi,
manifesti sbiaditi
e un vento
che agita anche me
Meglio che torniamo a casa
se no questa giornata
non so come va a finire
e tu continui a parlare
parlare e parlare
di sogni a tre camere da letto
doppio bagno e cucina
E poi a me anche questa spiaggia
sembra sempre più buia desolata
e piccina piccina piccì
Peccato, però,
perché io
t’avrei
dato
tutto,
tutto,
e anche
il sole
il sale
la luna
e il mare
pur di poterti amare
come tanto tempo fa
E tu lì a ridere di me
della mia gelosia
che non passa più,
ormai non passa più

postato da aitan | 15:46 | Permalink | commenti (38)





giovedì, 01 maggio 2008
 

In Italia gli infortuni mortali sono ogni anno circa 1300, ovvero circa 4 al giorno.

Eccolo il dio dei denari
Che brucia vite e ne fa scorta
Macchina viva, carne morta
Non tutti gli umani sono uguali
Eccolo il dio dei denari

(Marco Rovelli,
Il dio dei denari, canzone)

Ieri, come preludio all'odierna festa dei Lavoratori, Mimmo Giuliano (regia), Antonietta Pellicanò (voce narrante), Rosaria Giuliano (cantante), Pasquale Vergara (chitarra) e io (voce narrante) abbiamo tenuto una lettura pubblica davanti a un centinaio di operai, precari, iscritti e delegati sindacali, cui si è aggiunto uno sparuto gruppo di studenti della scuola che ci ha ospitato.

Dopo Strange Fruit, Miniera, il reportage di Ezio Mauro sui superstiti della Thyssenkrupp  e 'A Flobert dei Zezi, abbiamo chiuso la rappresentazione con qualche brano tratto da “Lavorare uccide” di Marco Rovelli (aka Alderano), e le parole di Marco hanno aggiunto dati dolenti e contundenti alle emozioni suscitate dalla prima parte della rappresentazione, incentrata su un evento che ha avuto un forte risalto mediatico, ma che può rischiare di essere considerato come un unicum.

Mi auspico che chi ha assistito a questo evento non abbia fatto solo un’esperienza catartica; perché tante volte la catarsi può essere un modo come un altro per autoassolversi e tirarsi fuori liberandosi dagli spettri della realtà. Vorrei che le parole che abbiamo detto e cantato ieri, insieme a quelle che rimbalzeranno oggi tra piazze e tv, possano servire come una spinta ad agire nel proprio quotidiano e a difendersi quando c’è da difendersi; porca miseria!

postato da aitan | 12:08 | Permalink | commenti (25)





martedì, 29 aprile 2008
 

interludio quasi afasico

horror callejero - nápoles, 2008 (c)(c) gaetano "aitan" vergara

 

postato da aitan | 12:52 | Permalink | commenti (30)





venerdì, 25 aprile 2008
 

Festa della liberazione

L’aveva appena accompagnata alla stazione. Lei era partita e lui passeggiava tra i vagoni cercando di affogare i pensieri tra i rumori di ferraglia, il vocio della gente e le stupide canzoni diffuse dagli altoparlanti di ogni binario. Improvvisamente fu assalito da una voglia improcrastinabile, un desiderio impellente. Senza pensarci due volte, corse verso la prima carrozza che gli capitò sotto tiro spintonando donne, uomini, vecchi e bambini sul marciapiede e sul predellino.
Non ebbe neanche il tempo di mettere il piede nel vagone, che le porte si chiusero alle sue spalle. Lui, come attratto da una forza superiore, corse nell'angusta ritirata della prima carrozza e cominciò a dare sfogo al suo bisogno di liberazione, senza preoccuparsi di dove l’avrebbe portato quel treno.


(Mi permetto di scherzarci, sul 25 aprile, perché l’antifascismo è una delle poche cose in cui credo. E poi è più che mai lecito dissacrare in quest’Italia che vola libera, bella, unitaria e democratica lontano dai vecchi regimi e dalle scorie del passato.
È bello assai, bello assai, bello assai, sai sai vivere nel migliore dei paesi possibili e desiderare di restarci senza che nulla cambi e tutto resti come prima, più di prima, ti amerò. (Benedetta Flounder, cosa c’era ieri in quel Nero d’Avola e a condimento di quegli splendidi peperoni in agrodolce? ;o))



Aggiornamento del giorno dopo la liberazione

Ieri ho visto il telegiornale delle 13 di Rai2: una manciata di secondi per la Festa della Liberazione, con tanto di Alemanno che spiegava che il 25 Aprile è stato il giorno dell’affrancamento da tutti i totalitarismi, di destra come di sinistra (boh?); e poi via, per tutto il resto del tg, a dire di stupri, violenze e dagli all’immigrato. Le elezioni nazionali le hanno vinte e la monnezza è già sparita dalle strade di Napoli e provincia; almeno in tv; perché io quando mi trovo a passare per Afragola e Casoria vedo ancora montagne di sacchi e sacchetti. Ma lo spettro della violenza immigrata è più funzionale alle elezioni romane di domani e alle misure repressive del governo a venire. Ci governa la paura.

Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, l'Italia del caffè. 

postato da aitan | 10:41 | Permalink | commenti (34)





sabato, 19 aprile 2008
 

Sventurato destino e crudele

Bertrando Arlazzi era così sfortunato che, non appena disse che gli restavano solo gli occhi per piangere, fu accecato da un fulmine che lo raggiunse dentro casa attraverso la porta che la moglie aveva lasciato aperta per andarsene col suo migliore amico, l’unico che aveva, l’unico che aveva mai avuto, quello di cui era da sempre segretamente innamorato.

postato da aitan | 15:52 | Permalink | commenti (62)





mercoledì, 16 aprile 2008
 

Programma di Governo
(le parti tra virgolette vanno lette a voce alta e ben impostata,
di modo che sentano anche i vicini e possano fare sì sì con la testa)

“Ed ora andranno via gl’immigrati
dalla nostra sacra e pura terra
(oppure voteranno per la Lega).
Caleranno i prezzi dei mercati;
vinceremo decisi ogni guerra
e del resto c’importa una sega.
Cammineremo per strada sicuri,
liberi e ogni giorno più belli,
mentr’i rossi saranno sempre quelli."

"Vi controlleremo, biechi figuri,
dotti, matti e giudici ribelli,
tenendo a bada i vostri cervelli!
I treni giungeranno molto presto,
ma ci muoveremo solo in auto
a benzina dai prezzi ribassati.
Annereremo i libri di testo,
ma essendo io oltremodo cauto,
non pretenderò che vadano bruciati."

"La compagnia di bandiera resterà
ferma in mano agli italiani
e tre reti al santo Berlusconi.
Risanata sarà la sanità
e risulteranno di nuovo vani
i vostri desideri da coglioni.”

“Più sicurezza e più legalità,
in campagna e in ogni città,
più legalità e più sicurezza,
e per la strada mai mai più monnezza.”

“E se questo non bastasse,
ai ricchi meno tasse,
ai poveri più fica
e a me la tua amica.”

“Ed ora,
tanto per gradire,
statemi a sentire,
mettetevi a tacere
e restate a vedere.
Ecco, sì, uhalà,
metto la mano nel cappello
e vi elimino un balzello:
avremo un bonus
per la prima casa,
tre per la seconda
e sei per la terza.”

“Viva, viva
l’Italia che avanza
e controsterza!”

Bonus,
bis,
ter

Ufff,
due palle!

Tilt.

Game Over


Ce ne andremo altrove
e ci sembrerà perfino bello
quest’incendio visto da lontano.

 

postato da aitan | 18:22 | Permalink | commenti (38)